Mirco Campioni
Mirco Campioni
Mirco Campioni

Fatti non foste a viver come bruti!

Conoscere Mirco significa accettare di essere travolti da un'ondata di energia pura. Un'energia che gli illumina il volto, che gli guida le parole e che lo conduce ad un'ostinata ricerca della sperimentazione in tutte le attività che conduce.
Conoscere Mirco significa anche accettare l'idea di trovarsi di fronte ad un talento eccezionale.
Uso la parola "talento" in senso evangelico, proprio per indicare la capacità in lui innata di rendere semplice e affrontare in maniera altrettanto semplice, sfide ai più precluse.

Classe 1985 nasce a Bologna, dove sente di dover coltivare questi suoi talenti nel campo dell'arte, seguendo gli studi artistici, e misurandosi con l'istituzione artistica tra concorsi e kermesse in varie realtà della penisola. Ma è con la maturità, con la fine degli studi, con il tempo delle responsabilità che ha inzio la sua riflessione su ciò che gli stava accadendo intorno. Ed è a questo punto che inzia la sua ribellione, la sua liberazione.

Decide così di eleggere a suo baluardo la pittura, guidato solo ed esclusivamente da quell'idea in testa, senza voler emulare nulla, senza rifarsi a nulla, ma solo dando libero sfogo al suo talento e al suo pensiero.
Una pittura influenzata dall'iperrealismo che corre dai maestri del Rinascimento e del Classicismo alla cultura POP dei Wharrol o dei Man Ray, stesa con meticolosa e scupolosa maestria pittorica il più delle volte su tele di grandi dimensioni, a gridare una volontà di essere nel proprio tempo e affermare con decisione il proprio credo.

Per questo scava nel suo passato, nella sua infanzia, ma anche nei suoi studi, in tutti quelli che sono stati i suoi modelli e i suoi miti, dai fumetti alle icone del cinema americano, dai capolavori dell'arte alla letteratura contemporanea.
o affascina è lo Stormtrooper dalla celebre saga di STAR WARS di Lucas, forse perchè è il meno caratterizzato, forse perchè è il replicante simbolo del nostro tempo, forse perchè gli somiglia.

E così lo ritrae più e più volte, persino ritraendoselo su un proprio avanbraccio, sino a renderlo il suo personaggio più rappresentato e decide di affidargli un messaggio, il suo messaggio, un messaggio di ribellione e di riscossa dall'anonimato e dalla mediocrità. Decide così di affidare allo Stormtrooper il compito di simboleggiare l'uomo, l'umanità, e concretizzare in lui quella riscossa e quella nobilitazione che tanto inseguiamo nelle battaglie della vita quotidiana.
Nelle sue tele infatti lo stormtrooper ha la meglio sui suoi oppressori, si prende rivincite inaspettate e soprattutto dismette i panni del semplice soldato per essere avvicinato ed innalzato ai grandi modelli della pittura del passato, sino a trovarlo con il canestro di memoria caravaggesca o recidere il capo dell'Oloferne gentilesco. Il replicante che ha la sua rivincita e finalmente gode gli onori dell'altare è la speranza che vince l'oblio, la fiducia e la consapevolezza nei mezzi e nella storia del genere umano, la vittoria della vita sulla morte.
Un nuovo umanesimo, che come cinque secoli fa trova il suo manifesto nella statua dello Stormtrooper che denudato della sua uniforme, mostra fiero il corpo energico del David michelangiolesco, pronto alla sua prossima sfida.

Nell'era dell'istant messaging e dell'etica globale, lui si erge ad alfiere del genere umano quasi a ricordare a chiunque lo guardi il monito dell'Ulisse dantesco "fatti non foste a viver come bruti!"

Matteo Marsili

Critico d'arte